si può vendere casa se c'è amianto

Il tema di oggi è delicato ed anche un può controverso: si può vendere casa se c’è amianto? Il classico tetto in eternit può impedire al proprietario di vendere un immobile? E cosa succede se l’acquirente dovesse accorgersi soltanto in un secondo momento della presenza di amianto? Di seguito daremo una chiara risposta a questi interrogativi.

Diciamo innanzitutto che questo è un tema d’attualità in Italia, dato che fino agli anni ’90 l’amianto è stato largamente adoperato in edilizia e non soltanto per le coperture.

Come è facilmente intuibile, il numero di immobile nel nostro paese che contengono amianto è davvero elevato, e non sempre questo è visibile ad occhio nudo.

Vendere casa con amianto: si può?

La giurisprudenza sembra essere piuttosto benevola per quel che riguarda il mercato immobiliare, da questo punto di vista.

Se infatti da un lato è vietato utilizzare amianto nella costruzione di un edificio, d’altra parte non è vietato vendere un immobile che contenga questo materiale.

Molto importante da questo punto di vista è la sentenza n. 15742 del 26/06/2017 della Cassazione: due coniugi hanno acquistato un immobile posto all’ultimo piano di uno stabile, accorgendosi soltanto in seguito della presenza di lastre di amianto nella copertura.

Gli acquirenti hanno chiesto a questo punto l’annullamento del contratto, ma la Corte ha respinto tale richiesta in quanto la Legge 257/1992, quella relativa alla cessazione dell’impiego di amianto, non ha previsto la rimozione di qualsiasi materiale contenente amianto negli edifici ma soltanto la sorveglianza e la manutenzione.

Per questo motivo gli immobili contenenti amianto possono essere venduti, in quanto di per sé la sua presenza non pregiudica l’utilizzabilità del bene oggetto di compravendita.

Certamente, eliminando l’eternit prima di vendere può contribuire ad aumentare il valore dell’immobile e dunque spuntare un prezzo più alto.

Il preliminare è valido anche se si scopre la presenza di amianto?

Il caso classico è quello di una persona che decide di acquistare un appartamento e firma il compromesso, accorgendosi soltanto in seguito della presenza di amianto, ad esempio nella copertura, il quale va chiaramente rimosso.

Il venditore viene subito avvisato del problema e invitato a restituire la caparra, a meno che non decida di intervenire rimuovendo l’amianto a sue spese.

Questi però non è d’accordo e sostiene che l’acquirente avrebbe facilmente potuto notare la presenza di amianto nella copertura facendo un po’ di attenzione, e per questo si rifiuta sia di restituire la caparra che di far rimuovere l’amianto.

Anche in questo caso la Cassazione si è pronunciata in favore del venditore affermando che, successivamente la firma del compromesso, l’acquirente non può chiedere la risoluzione del preliminare se comunque non ci sia un pericolo concreto.

Ricordiamo che l’amianto o eternit non è di per sé un pericolo quando integro, ma lo diventa nel caso in cui diventi friabile rilasciando nell’aria piccole particelle che possono essere inalate.

Ricordiamo infine che la legge 257/1992 vieta la vendita e l’utilizzo di amianto in ambito edile ma non prevede che questo debba essere obbligatoriamente rimosso negli edifici antecedenti all’entrata in vigore della legge stessa.

Cosa comporta la presenza di amianto in un immobile oggetto di compravendita?

Al momento la presenza di amianto in edifici ed immobili destinati alla vendita può essere causa di una diminuzione del prezzo di compravendita.

Ciò è vero soprattutto quando l’amianto non è in buono stato e dunque è considerato pericoloso, il che equivale a dire che diventa necessario andare incontro a delle spese per il suo trattamento o rimozione tramite una ditta specializzata nello smaltimento rifiuti.

Il consiglio generale in questi casi è quello di verificare sempre lo stato dell’amianto prima di acquistare casa: se questo appare degradato è bene informarsi su quelli che sono i costi di una sua rimozione.

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